Intervista di Legambiente a Lama Luigi su religione e ambiente

Venerdì 1 luglio 2011, dal sito di Legambiente Brescia

Religioni e ambiente, seconda intervista: il Buddhismo

La settimana scorsa abbiamo inaugurato la rubrica “Religioni e ambiente”, con l’intenzione di scoprire in che modo le religioni si rapportino ai temi ambientali sia globali sia locali. Dopo esserci interessati nella prima intervista del rapporto tra Islam e ambiente, il nostro secondo dialogo approfondisce il punto di vista del Buddhismo: a parlarcene è il Lama Gianluigi Turolla, più noto come Lama Luigi, che è fondatore e maestro spirituale residente del Centro Buddhista Karma Tegsum Ciò Ling Bodhi Path di Brescia, e insegna anche in altri centri buddhisti e a diversi gruppi in Italia e all’estero.

Mi può brevemente parlare dell’attività del Centro?
Nel nostro Centro abbiamo ogni anno circa una settantina di iscritti: di questi una parte sono praticanti assidui, mentre altri frequentano solo alcuni dei nostri corsi. Tra i praticanti del Centro ci sono anche diverse persone che provengono da altre città d’Italia perché io sono uno dei pochi lama residenti in Italia del lignaggio Karma Kagyu (ndr: la tradizione Karma Kagyu, cioè della “Trasmissione orale”, è una delle 4 principali scuole del Buddhismo Tibetano).

Tra i precetti di comportamento indicati per i Buddhisti, secondo lei qual è quello che più si collega alla natura e all’ambiente?
Tutti i precetti del Buddhismo comportano di evitare di danneggiare altri esseri, e poiché un ambiente favorevole ed accogliente è necessario per la vita, allora in automatico emerge l’importanza di rispettare l’ambiente che ospita gli esseri senzienti.

C’è un tema specifico legato alla natura che per il Buddhismo riveste particolare importanza?
Un tema importante che ritorna sempre è l’interdipendenza dei fenomeni. Noi esseri siamo di passaggio, mentre il pianeta rimane: dobbiamo ricordarci dei vari anelli di interdipendenza della natura, perché se si rompe la catena che permette condizioni di vita favorevoli, allora tutto crolla, e la vita per gli esseri senzienti, cioè quegli esseri che hanno percezione di sé, diventa impossibile. E parlando di esseri senzienti non si deve pensare solo agli esseri umani, perché per esempio anche riguardo agli animali si deve tenere conto del fatto che reagiscono, hanno paura, hanno sensazioni, e quindi è giusto avere rispetto anche nei loro confronti.

Esiste qualche aspetto dell’insegnamento del Buddha che può essere ritenuto significativo per il rapporto con la natura?
Ovviamente il Buddha è vissuto in un’epoca in cui il rapporto con la natura era molto diverso rispetto ad oggi, e in cui il legame con la natura era più profondo. Oggi, avendo spesso perso la connessione diretta con la natura, si è persa anche la consapevolezza dell’importanza della natura: quindi può essere importante recuperare la consapevolezza dell’interdipendenza dei fenomeni e capire che anche gli altri esseri senzienti e la natura sono da considerare e rispettare.

So dell’esistenza di una Dichiarazione Buddhista sul Cambiamento Climatico che vede come primo firmatario il Dalai Lama stesso e che sottolinea la necessità di applicare gli insegnamenti buddhisti alla protezione dell’ambiente. Secondo lei, ci sono prospettive o idee particolari legate alla visione buddhista che possono arricchire il modo di intendere l’ambiente nella nostra città?
Naturalmente le idee possono provenire da molti campi diversi. Per quanto riguarda la prospettiva buddhista, essa può sensibilizzare le persone a diventare più consapevoli dell’importanza della connessione con la natura, e questo dovrebbe portare in automatico a stare più attenti nei comportamenti pratici, dalla raccolta differenziata ai consumi alla scelta dei mezzi di trasporto.

A proposito di connessione e interdipendenza, mi sembra che uno dei punti su cui insista il Buddhismo sia l’illusione della separatezza …
Sì, secondo la visione buddhista la percezione della dualità è un’illusione, e questo può valere anche da un punto di vista legato all’ambiente. Di solito si tende a distinguere tutte le cose: si mette il cielo da una parte, il bosco da un’altra, gli esseri umani da un’altra parte ancora, e poi si pensa che queste cose siano separate. Ma la separatezza è un’apparenza, e il nostro tentativo deve essere quello di capire come sia fatta la realtà: il Buddha -  e qui vorrei specificare che il Buddha non usa mai la parola ‘religione’ a proposito dei propri insegnamenti - dice di investigare la realtà, in profondità e a più livelli, esplorando sia il piano esteriore sia il piano interiore, perché il mondo che percepiamo dipende dal nostro stato mentale.

Quindi l’illusione della separatezza vale anche per l’individuo?
Sì, se vogliamo avere uno sviluppo positivo, non possiamo ignorare questa connessione: tutti diciamo “è colpa della società, è colpa del mondo”, ma chi è il mondo? Siamo noi. Chi ha costruito questa città? Noi. Non possiamo dare la colpa a qualcun altro: noi facciamo parte della creazione nella quale viviamo, ed essa deriva dalle nostre idee, dal nostro stato mentale, e se il nostro stato mentale è confuso e disturbato ovviamente anche ciò che creiamo sarà confuso e disturbato. Il Buddha insegna allora la necessità di trovare un equilibrio in noi stessi, in modo da poter poi trasmettere questo equilibrio anche agli altri: naturalmente non è semplice, ma le due cose non si possono separare, e voler bene a sé e agli altri è collegato.

C’è un luogo di Brescia legato alla natura (un parco, un fiume, un lago) al quale è particolarmente affezionato o che riveste per lei un significato particolare?
Sì, intorno a Brescia c’è tanta natura, e personalmente il lago di Garda mi piace moltissimo: è particolare, e anche sui monti intorno al lago ci sono dei posti belli e rilassanti.

Lucio Lorenzi

 

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